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Gianluca Calabrese

Cenni Storici Casa del Mutilato

La  Casa  dei  Mutilati,  situata  in  una  zona  di  Salerno prende  il  nome  dal  quartiere  omonimo  a  causa  della  compresenza  temporanea  di  alloggi  costruiti  per  mutilati  e  invalidi  di  guerra,  che  si  affacciano  sull’attuale  Piazza  Principe  Amedeo.

L’intera  area,  posta  sulla  parte  alta  di  via  Arce,  è  stata  interessata  da  interventi  morfologici  preliminari  all’avvio  del  processo  di  urbanizzazione.  Si  tratta  infatti  di  un’area  in  pendenza  caratterizzata  da  rilievi  collinari  ancora  oggi  percepibili  per  la  presenza  di  un  sistema  di  ascensori  pubblici;  ciò  evita  la  fatica  dei  gradini  che  collegano  la  suddetta  piazza  con  via  Velia,  ovviando  così  al  notevole  dislivello  tra  i  rispettivi  livelli.

Il  ‘Quartiere  Mutilato’,  fortemente  voluto  dal  regime  fascista,  rientrava  in una  politica  di  riequilibrio  tra  il  numero  di  stanze  della  città  di  Salerno  e  la  sua  popolazione.  All’epoca,  la  popolazione  superava  i  60.000  abitanti  e,  essendo  il  doppio  della  stima  fatta  nel  1881,  si  rese  necessario  un  nuovo  piano  regolatore,  approvato  nel  1925,  che  comprendeva  il  nuovo  ‘Quartiere  dei  Ferrovieri’,  l’ampliamento  della  città  lungo  via  Irno  e  la  costruzione  di  edifici  popolari  e  popolari  tra  piazza  San  Francesco  e  piazza  Casalbore,  tutti  completati  entro  il  1928,  riorganizzando  così  il  tessuto  urbano  frammentato  dalla  prima  guerra  mondiale.

Camillo  Guerra,  nominato  Ingegnere  Capo  dell’Ufficio  Tecnico  Comunale,  fu  incaricato  della  costruzione,  dopo  il  1928,  del  Quartiere  Mutilato, che  inizialmente  prevedeva  la  costruzione  di  cinque  piccoli  edifici  destinati,  come  già  detto,  agli  invalidi  della  Grande  Guerra.  Il  progetto  definitivo,  invece,  prevedeva  la  costruzione  di  quattro  edifici  con  le  rispettive  facciate  a  incorniciare  l’ottagono  su  quattro  lati,  lasciando  ai  restanti  quattro, lo  spazio  necessario  per  la  costruzione  di  due  strade  ortogonali  tra  loro che  conducono  a  Piazza  Principe  Amedeo.  Infine,  nel  programma  finale  gli  edifici  furono  ridotti  a  due  a  causa  dei  fondi  limitati  disponibili.

La  Casa  dei  Mutilati,  a  sua  volta,  aveva  un  progetto  travagliato processo  che  può  essere  riassunto  in  alcune  fasi  significative:

1936:  studio  urbanistico  della  collina  su  cui  sorgeranno  l’edificio  e  gli  annessi;  

1937:  primo  studio  progettuale;  

1947:  modifiche  allo  studio  precedente;  

1956:  nuovo  progetto; 

1958:  nuovo  progetto  di  De  Sio;  

1966:  studio  di  Matteo  Vitale  per  l’ampliamento  dell’edificio.

Come  si  evince  dalla  cronologia  sopra  riportata,  l’edificio  è  stato  oggetto  di  numerose  elaborazioni  progettuali  nell’arco  di  un  trentennio,  giungendo  infine  a  una  soluzione  non  di  Camillo  Guerra.  Ciò  non  toglie  che,  al  di  là  della  modestia  della  soluzione  architettonica  finale  di  De  Sio,  lo  studio  a  cui  fare  riferimento  dal  punto  di  vista  storico  è  quello  di  Guerra  che,  come  si  dirà  più  diffusamente  in  seguito,  è  il  punto  di  riferimento  per  l’evoluzione  della  ‘Casa  dei  Mutilati’,  con  soluzioni  di  grande  respiro  progettuale,  non  solo  dal  punto  di  vista  funzionale  e  compositivo,  ma  anche  costruttivo.

Forse  è  utile  citare  le  stesse  parole  con  cui  Guerra  commentò  la  storia  progettuale  del  complesso  nella  relazione  che  accompagnava  la  soluzione  del  1956: … Nel  1935/36,  per  la  costruzione  di  alloggi  per  disabili  a  Salerno,  fu  realizzata  la  pianificazione  urbanistica  dell’altopiano  su  cui  erano  in  parte  edificati  questi  edifici…  Quando  il  programma  fu  attuato,  dovette  essere  ridimensionato  e  furono  completati  solo  due  di  questi  edifici  e  le  fondamenta  di  un  terzo(i mutilati).

Avendo  rinunciato  definitivamente  all’intero  programma,  si  è  deciso  di  utilizzare  le  fondamenta  dell’edificio  contrassegnate  con  la numero  1,  che  occupano  la  parte  più  a  sud  della  piazza,  assegnando  loro  e  le  aree  di  loro  pertinenza  al  ‘Nazionale ‘Associazione  degli  Invalidi  di  Guerra’  che  avrebbe  dovuto  provvedere  alla  costruzione  della  ‘Casa  dei  Mutilati’,  opera  realizzata  in  tutti le  altre  regioni  d’Italia. Il  14  dicembre  1936  il  sottoscritto,  che  aveva  progettato e  ha  gestito  la  ‘Casa  dei  Mutilati’  e  la  pianificazione  urbanistica dell’area  è  stato  affidato  il  compito  di  studiare  la  progettazione  realizzando  di sfruttare  al  meglio  le  fondamenta  che  erano  state  costruite. Il  15  febbraio  1937  presentò  un  primo  progetto  elaborato in  conformità  con  le  linee  guida  artistiche  e  tecniche  concordate con  il  Commissario  dell’Associazione  dei  Mutilati  e  il  Presidente  dell’Associazione  dei  Lavoratori  Mutilati. Questo  progetto  è  stato  inviato  per  l’esame  da  parte  delle  Gerarchie  Superiori dei  Mutilati  e  dopo  varie  discussioni  tra  me  e l’architetto  Aschieri,  consulente  della  Presidenza  Generale  della Associazione,  è  stato  approvato,  fatte  salve  le  modifiche  al  contratto specifiche,  soprattutto  per  quanto  riguarda  i  prezzi. Ci  sono  voluti  più  di  due  anni  per  risolvere  la  questione ed all’inizio  della  guerra  il  contratto  di  lavori  venne  sospeso.

Passata  la  tempesta  e  tornata  una  certa  serenità,  il  20  marzo  1947  si  insediò  la  nuova  amministrazione  della  Federazione  Provinciale  dell’Associazione  Nazionale  che ha  invitato  il  sottoscritto  a  ripresentare  il  progetto  già  studiato, che,  con  modifiche  alle  stime  e  ad  alcune  parti  dei  disegni,  è  stato  presentato  dal  sottoscritto  al  Presidente  della Federazione  Provinciale  di  Salerno  il  18  luglio  1947.  Dopo  circa    altri dieci  anni,  il  13  marzo  1956,  il  Presidente  della  Sezione  Provinciale  di  Salerno  comunicava  al  sottoscritto  che  il  progetto  elaborato nel  1937,  con  successive  modifiche,  non  era  più  considerato idoneo  ad  una  diversa  distribuzione  dei  locali,  per  cui  fu  invitato  ad  accettare  l’incarico  di  redigere  un  nuovo  progetto  seguendo  nuove  direttive …

Come  si  può  vedere,  quindi,  sia  gli  eventi  storici  che  i  cambiamenti per le  condizioni  politiche,  così  come  le  esigenze  di  bilancio,  hanno  impedito  al progetto  di  essere  realizzato:  infatti,  anche  la  versione  del  1956  non  vide  la  luce  a  causa  dell’elevato  costo  di  56  milioni  di  allora.  Alla  fine,  De  Sio  ridusse  la  volumetria  dell’edificio  e  lo  realizzò  con  una  spesa  di  13  milioni,  molto  inferiore  a  quanto  previsto.  Infine,  nel  1967,  fu  eseguito  il  già  citato  ampliamento  del  primo  piano  dall’ingegnere  Matteo  Vitale,  che  portò  alla  composizione  finale  dell’edificio  come  lo  vediamo  oggi.

Progetto del 1958

Per  completezza,  è  doveroso  menzionare  anche  il  progetto  che  venne  poi  realizzato.  Come  già  accennato,  l’Associazione  incaricò  il  salernitano  Giovanni  De  Sio  di  progettare  un  edificio  che  rispondesse  il  più  possibile  alle  esigenze  e  alle  richieste  dei  soci,  compatibilmente  con  il  budget  ridotto  a  disposizione.

Fu  così  realizzato  un  edificio  di  due  piani,  di  cui  uno  ammezzato  con  accesso  da  Piazza  Principe  Amedeo,  con  una  sala  riunioni,  locali  per  l’assistenza  sanitaria  dei  soci,  tra  cui  un  ambulatorio,  uno  studio  medico  e  una  sala  medica,  e  l’alloggio  del  custode.

De  Sio  aveva  previsto  ingressi  separati  dal  giardino  sia  per  queste  sale  sia  per  l’alloggio  del  custode,  per  migliorare  la  funzionalità  dell’edificio.  Al  primo  piano,  invece,  erano  stati  allestiti  gli  uffici  della  presidenza,  con  sala  d’attesa,  e  della  segreteria,  nonché  una  sala  per  gli  impiegati  con  archivio.  Così,  come  si  vede,  De  Sio  rinunciò  alla  grande  sala  delle  assemblee  e  fu  abolito  il  mezzanino,  necessario  per  la  doppia  altezza  di  questa  sala.  Inoltre,  una  semplice  scala,  seppur  comoda  e  spaziosa,  sostituisce  la  scenografica  scala  tanto  cara  a  Camillo  Guerra,  come  si  può  vedere  nell’analogo  edificio  di  Napoli.  D’altra  parte,  il  progettista,  pur  riducendo  la  superficie  occupata  dall’edificio,  destinò  alcuni  locali  alla  cura  e  al  tempo  libero  dei  soci,  cosa  che  Guerra  aveva  trascurato.

La  planimetria  dell’edificio  segue  l’andamento  della  piazza  come  nei  progetti  precedenti.  Una  variante  degna  di  nota  è  l’abbandono  del  raccordo  circolare  per  enfatizzare  la  facciata  principale;  al  suo  posto  c’è  un  muro  leggermente  curvo  che  si  collega  alla  base  più  grande  del  trapezio  rettangolare  che  si  viene  a  creare.  In  questo  modo,  il  volume  è  quello  di  un  prisma  a  base  trapezoidale,  con  la  parte  di  facciata  contenente  l’ingresso  arretrata:  questa  è  scandita  da  lesene  a  ritmo  regolare  sul  lato  a  destra  dell’ingresso  stesso.  Il  corpo  dell’atrio  e  della  scala  è  caratterizzato  da  un’iscrizione  con  la  destinazione  dell’edificio  con  sovrastante finestratura;  lateralmente,  lesene  dividono  la  facciata  in  tre  fasce  verticali  in  ciascuna  delle  quali  è  inserita  una  finestra  per  ogni  ordine. Dal  punto  di  vista  costruttivo  l’edificio  abbandona  un schema  strutturale  in  muratura  per  adottare  il  calcestruzzo  armato,  ormai  ampiamente  utilizzato.  Le  fondamenta  sono  su  pali,  mentre  i  pavimenti sono  in  calcestruzzo  a  nervature  parallele  per  le  campate  più  corte  e  STIMIP calcestruzzo  a  nervature  incrociate  per  le  due  sale.  L’intonaco  esterno  è progettato  per  imitare  il  travertino  con  rivestimento  in  pietra  di  Trani.

Le  finiture  sono  di  tipo  comune,  con  pavimentazione  in  graniglia  di  marmo  per gli  uffici  e  le  cementine  per  i  servizi  e  la  portineria.  Resta  tuttavia  la  modestia  finale  di  un  edificio  la  cui  genesi,  favorita  dal  momento  storico,  vide  una  concezione  trionfale  mortificata  dai  mutamenti  politici  e  dalle  diverse  esigenze  che si  erano  sviluppata  nella  società.  Sembra  quasi  inutile  ricordartelo che  l’edificio  è  stato  costruito  esclusivamente  grazie  agli  sforzi  economici  dei  suoi  membri,  e  che  fin  dall’inizio  ha  vissuto  un anonimato  che  è  ancora  palpabile  oggi.  Attualmente,  il  piano  terra ospita  la  sede  della  sezione  provinciale  dell’Opera Nazionale  dei  Mutilati.  Il  primo  piano  ospita  le  attrezzature  mediche  e  il  personale  infermieristico  dell’ASL  2,  Distretto  di  Salerno  Centro.  La  disposizione dell’edificio  è  rimasto  invariato  dal  1966,  anno  in  cui l’allora  presidente  della  sezione,  Carlo  Drommi,  decise  di  estendere l’ edificio,  come  si  evince  dagli  atti  rilevanti  del  Registro delle  Delibere  della  Sezione  Provinciale  di  Salerno:  ‘…Questa  Associazione, a  causa  della  mancanza  di  locali  disponibili,  ha  deciso  di  completare il  primo  piano  della  Casa  dei  Mutilati,  che  era  stato  lasciato incompiuto  al  momento  della  sua  costruzione  per  mancanza  di  fondi…’.

Il  progetto  fu  affidato  all’ingegnere  Matteo  Vitale,  i  cui  piani  sono  reperibili  nella  relazione  allegata  alla  richiesta  di permesso  di  costruire:  ‘…L’ampliamento  previsto  prevede  la  realizzazione,  in  muratura,  di  due  nuovi  locali  con  piccolo  disimpegno  al  piano terrazza  sul  tetto  dell’edificio  ovest,  come  mostrato  nei  disegni  allegati…’.  Alcuni  decenni  fa,  sono  state  costruite  rampe  di  accesso  per  la  rimozione  delle  barriere  architettoniche  a  lato  della  sala  d’ingresso.Di  seguito  sono  riportate  le  schede  sull’evoluzione  progettuale  dell’edificio  nella  concezione  di  Camillo  Guerra,  desunte  dai  disegni  conservati e  catalogato  presso  la  Fondazione  Guerra.

SINTESI DEL PROGETTO

L’edificio sarà interessato da interventi di risanamento conservativo che prevederanno il frazionamento ed il cambio d’uso dei due piani dello stabile. Non si prevede nessun aumento volumetrico e ne di altezza. L’area esterna sarà riqualificata e si realizzeranno stalli di pertinenza agli alloggi. L’intervento tenderà a ripristinare e a riproporre soprattutto, per quanto riguarda i prospetti, le soluzioni architettoniche previste dall’ing. Guerra, sancendo un recupero tipologico

DESCRIZIONE OPERE IN PROGETTO

Area di intervento: 892.60 mq

Superfice Coperta: 412.66 mq

h. netta piano semi interrato 2.15 mt

h. netta piano rialzato: 3.80 mt/3.20 mt 

h. netta piano primo 3.85 mt

Piani fuori terra n. 2

Piano seminterrato n.1

Piano  seminterrato:  BOX n. 1 – 49.00 mq

Area stalli e di manovra: 244.40 mq

Stalli: n. 7

Piano Rialzato (Residenziale) 

Appartamento 1:89.41 mq lordi/73.83 mq netti+ terrazzo 12.80 mq+giardino 26.00 mq

Appartamento 2:90.38  mq lordi/75.34 mq netti+ terrazzo 12.80 mq+giardino 29.00 mq

Appartamento 3:72.80 mq lordi/63.52 mq netti

Appartamento 4:89.22 mq lordi/75.65 mq netti +giardino 57.61 mq

Piano Primo (Residenziale) 

Appartamento 5:115.13 mq lordi/97.66 mq netti+ terrazzo 9.80 mq + terrazzo di copertura 101.71 mq con gazebo di 24.18 mq

Appartamento 6:133.43 mq lordi/117.84 mq netti+ terrazzo 6.47 mq + terrazzo di copertura 128.80mq con gazebo di 29.97 mq

Appartamento 7:90.49 mq lordi/76.59 mq netti+ terrazzo 9.80 mq + terrazzo di copertura 85.55 mq con gazebo di 21.20 mq

L’ingresso principale al fabbricato resta quello attuale ma si prevede un ridisegno della rampa di ingresso rispondente alla normativa sull’abbattimento delle barriere architettoniche ma soprattutto che immagina l’eliminazione delle rampe attuali aggiunte in maniera arbitraria e non rispondente alla norma. In prossimità della rampa pedonale sarà collocata la stele che attualmente è posizionata all’interno dell’immobile. Parte dell’area esterna di pertinenza del fabbricato sarà destinata a giardini delle unità abitative mentre la restante parte sarà destinata a stalli accessibili da una nuova apertura carrabile collocata sulla Piazza Principe Amedeo. Tutta la pavimentazione dell’area degli stalli sarà realizzata in green park in modo da favorire il deflusso naturale dell’acqua piovana ed anche facilitare un raffrescamento. Il tema dell’inserimento della vegetazione e del raffrescamento naturale in questo progetto è molto sentito, tant’è che è prevista la realizzazione di ampi giardini privati pertinenziali agli appartamenti collocati al piano terra.

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